Questa settimana parliamo della tecnica del punt'è nu' sardo, precisamente di Teulada, dalle antiche e misteriose origini che si perdono nella leggenda.
Si narra infatti che in antichità una donna, appassionata di ricamo, venne condannata all'ergastolo anzichè alla pena di morte in quanto era incinta: iniziò a disegnare schemi che riportavano delle croci, a conferma della sua fortissima fede religiosa. Nei ricami, ad ogni nodo corrispondeva un grano del Rosario. Un giorno la baronessa vide la splendida coltre realizzata dalla prigioniera, che gliela diede in dono: a quel punto la nobildonna concesse la grazia.
La difficoltà di questa tecnica sta nel saper leggere gli schemi, che comunque propone sempre dei disegni geometrici: a seguire si inizia il ricamo, il cui punto base è il nodo.
Il punt'è nu' è applicato su tessuti di lino o misti cotone/lino, e si utilizzano fili di colore bianco o ecrù, sempre di lino o cotone.
Il ricamo è costituito da motivi riprodotti in serie e cornici più o meno elaborate.
Dopo aver realizzato il disegno su un pezzo di tela si calcola quanti moduli è possibile eseguire, quindi si ricama la prima metà e per ultimo si procede al riempimento dei vuoti.
La tela va appuntata su un cuscino rigido e tenuta tesa sulle ginocchia: la ricamatrice esegue un nodo dietro l'altro, disponendoli sullo schema del disegno. Un solo errore in questo passaggio può compromettere tutto il lavoro.
Il punt'è nu' è utilizzato per la creazione di tovaglie, tovaglioli, servizi da tè, corredi e arazzi, al giorno d'oggi realizzati praticamente solo su commissione.


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