Ed eccoci ancora qui, nel cuore dell'Africa, cari amici: qui il ricamo è sempre stato importante a livello sociale, infatti il potere, sia nelle tribù che nelle comunità più grandi, era concentrato in caste che vedevano sempre la forte presenza di artigiani, tessitori e tintori. Possiamo trovare analogie a tutte le latitudini, dalle comunità berbere a quelle centrafricane della Nigeria e del Camerun.
Ma ora passiamo ai prodotti dell'arte africana.
Le tribù berbere e del Nord Africa prediligono da sempre l'utilizzo della spessa lana di pecora per creare tende da campo, coperte, cuscini e tappeti; un capo molto particolare è il mouchtiya, uno scialle molto particolare ricamato per mezzo di un telaio verticale.
Nelle tribù del Corno d'Africa le donne usano il kemis, un abito di cotone che si abbina con un corpetto attillato, maniche e gonne lunghe; usano coprirsi il capo con lo shamma, uno scialle dai disegni geometrici che arriva fino alle spalle, generalmente in abbinamento con abiti bianchi e, se indossato  per le cerimonie religiose, prevede dei ricami con motivi a croce e simboli collegati al credo ortodosso. Lo shamma è indossati anche dai maschi, in abbinamento a pantaloni corti al ginocchio dai colori chiari. In inverno in queste tribù si indossa una specie di cappotto pesante detto kuttu, o un abito fatto di fili d'erba, il wollo.
Si usano inoltre vestiti dai tessuti ricavati dalla pelle delle capre in abbinamento a gonne di cotone decorate con perline, anelli di metallo, conchiglie dipinte col sangue dei bovini.
Per quanto riguarda i Tuareg, il tradizionale velo blu viene acquistato dai mercanti Hausa nei mercati ai confini del Sahara, e donato poi ai ragazzi nel momento di passaggio dall'infanzia all'età adulta.
La prossima settimana continueremo scendendo verso sud: le creazioni africane sono davvero tantissime!

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