Dall'India una tecnica che lasciò a bocca aperta addirittura Marco Polo: lo Sheeshedar o Mirror Work.
Nelle aree calde e soleggiate del Gujarat e del Rajastan, forse importata dalla Persia nel XIII secolo, arriva questa singolare tecnica che vede la fusione di piccoli specchi (shisha) con fili bianchi, poi mischiati con altri rossi, arancioni, blu e verdi. Gli specchi, nell'ambito della decorazione, venivano usati come occhi di uccelli o i centri dei fiori. Solitamente questa tecnica era usata come ornamento.
In India le forme degli shisha possono variare da quadrate, a triangolari, romboidali o poligonali: la particolarità di questa tecnica sta nel fatto che non viene bucato il tessuto alla base per far posto agli specchi, bensì viene creata una struttura di punti che bloccano lo specchio non facendolo cadere.
Si dice che in passato venisse usato un minerale, la mica, al posto degli specchi
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Esistono anche shisha di lustrini, con i piccoli specchi muniti di buco centrale che vengono inclusi nel reticolo del ricamo.
Ci sono almeno un paio di modi per fissare gli specchietti (o i lustrini o anche piccole piastrine argentate):
1° metodo - piazzando lo specchietto sul tessuto, si disegna il contorno a matita; quindi a distanza di mezzo centimetro disegnare i punti dove poi passerete il filo. Cominciate quindi a passare il filo fin quando non avrete ripassato tutto il contorno dello specchio: a quel punto inseritelo e tirate il filo per stringerlo all'interno del reticolo che avete creato. Ripassando con l'ago, fatelo uscire dalla parte di sotto del tessuto, fate un nodo e avrete bloccato lo specchio.
2° metodo - si piazza lo specchio e lo si tiene fermo sul tessuto, iniziando a ricamarci sopra, disegnando un reticolo ai bordi: se si vuole un effetto "ispessimento" si può ricamare più volte seguendo lo stesso schema e tornando sempre al punto di partenza.
Lo Sheeshedar si utilizza per abbellire gonne, camicie, borse e tende.


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