Questa settimana cari amici, prima di partire per le vacanze, vi parleremo della discendenza divina dell'arte del ricamo!
Un'arte, questa, che ha portato la discordia nel pantheon delle divinità dell'antica Grecia, della dea Atena in persona, che fra le tante virtù aveva anche quella dell'arte ricamatoria.
Tutto avvenne quando questa sentì parlare di una tessitrice umana della lontana regione della Lidia che si vantava di essere la migliore, superiore anche agli dei.
Il nome di questa donna era Aracne, figlia di Idmone il tintore e sorella di Falance, ed era talmente superba e sicura di sè, che mise in giro la voce che fosse stata proprio la dea Atena ad imparare l'arte del ricamo da lei. Così un giorno una vecchia signora andò a trovarla, e sentendola parlare così la invitò a moderare i termini per non incorrere nell'ira divina: ma Aracne continuò e così la vecchia si mostrò per quel che era realmente, ossia la dea Atena.
Aracne le lanciò subito una sfida di abilità al telaio: Atena accettò e la gara ebbe inizio. La ragazza scelse come tema l'amore vissuto dagli dei, ironizzando sui trucchi da loro usati per le loro conquiste; la dea invece scelse come tema la natura.
A gara finita fu chiaro che il lavoro di Aracne era il migliore, e Atena si adirò così tanto che le tirò un fuso sulla testa, distruggendo poi l'arazzo.
Aracne per il dolore fuggì nel bosco, ove si impiccò: la dea Atena, forse pentita, la salvò tramutandola in un ragno e facendo sì che filasse per il resto dei suoi giorni dalla bocca.
La leggenda venne narrata da Virgilio, Ovidio, Boccaccio e Dante Alighieri, e probabilmente ha originato il detto che uccidere un ragno porta male, avendo Aracne subito una grande ingiustizia.
Questa storia ha inoltre ispirato artisti come Tintoretto, Diego Velazquez e Rubens, oltre a Giambattista Marino che le dedicò una poesia, "Donna che cuce", nostro stato Facebook degli ultimi giorni! ;0)
A presto!


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