Questa settimana parleremo del pizzo di Cantù, un merletto nato nel 1400 in un monastero dell'Ordine delle Umiliate situato prorio nel centro brianzolo. Inizialmente veniva utilizzato per la tessitura di abiti ecclesiastici da parte delle monache e delle donne del ceto medio ma, visto il successo, prese piede anche fra le donne dei ceti più alti. Al tempo i merletti lombardi spiccavano per la grande fantasia rispetto a quelli delle altre parti d'Italia, più geometrici. La vicinanza con la Francia permise poi grandi scambi culturali e commerciali col nord Europa: le merlettaie venivano ingaggiate dai pizzicagnoli e dai padroni delle mercerie, i quali procuravano anche il materiale, e ricamavano ottenendo come pagamento cibo e altri generi di prima necessità.
Nell'Ottocento, con l'avvento degli scialli, il pizzo di Cantù divenne diffusissimo, tanto che nel centro brianzolo si riteneva vivessero più di 700 merlettaie. Nel secondo dopoguerra ci fu una flessione, ma recentemente è tornato di moda per la sua qualità raffinata.
Il filo più usato è in cotone di ottima fattura, che resista nel tempo; giova sapere che nei pizzi di Cantù originali sul rovescio non si notano stanghette che sovrastano la lavorazione, e inoltre vengono venduti con un certificato di originalità. Il pizzo autentico si riconosce anche dal fatto che dopo il lavaggio resta morbido al tatto; tenete poi presente che il prezzo sarà un pò più alto ma è un ottima spesa che si rivaluterà costantemente nel tempo.
E ora un pò di tecnica...


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