Dalle parti di Samarcanda e Bukhara, fra le steppe dell'Asia Centrale, nel crocevia della Via della Seta, è fiorita una tecnica di ricamo nei secoli passati che è possibile ammirare ancora oggi: il ricamo di Gijduvan, dal nome dell'omonima città.
Le donne del luogo conoscevano perfettamente questa tecnica e la usavano per decorare i loro desideri e le loro speranze su scialli, asciugamani, abiti tipici, fazzoletti e corredi; questi lavori non erano fatti per essere venduti ma tenuti e conservati nella sfera familiare.
Solitamente si prendevano filati dai colori accesi per dare un effetto più ricco.
Per quanto riguarda il ricamo Gijduvan, si effettuava con un iyurma (una specie di ago a uncino), mentre per gli orli si usava il bigiz (un tipo di ago di ferro con la punta ricurva).
Ci sono inoltre piccole differenze fra il ricamo di Gijduvan e quello di Bukhara, forse più conosciuto, dovute più che altro alle tradizioni locali: mentre a Gijduvan si prediligeva ricamare con speciali fili lanciati, a Bukhara si usavano dei fili normali; a Gijduvan i ricami erano fatti su una tela bianca o leggermente grigia di cotone o chintz rossi, mentre a Bukhara si faceva uso di stoffe più variopinte, seta e tessuti Guissar importati.
I principali prodotti erano i copriletto e i tappeti da preghiera, che vedevano solitamente un'area centrale e una zona d'orlo di tre livelli, a distanza crescente l'una dall'altra: all'interno erano presenti, come decorazioni, trifogli, meandri e onde.
Per quanto riguarda i fili, questi venivano tinti in modo naturale: la matassa veniva immersa con allume bianco nell'acqua calda e poi bollita con i colori, poi lavate con acqua e aceto e quindi asciugate. I fili ottenuti con questa tecnica risultavano morbidissimi alla cucitura.
Nel XX secolo i colori naturali sono stati sostituiti da quelli all'anilina, mentre le tele artigianali da prodotti di fabbrica: ciò ha provocato uno scadimento del prodotto in quanto i colori all'anilina scoloriscono velocemente.
In caso di ricamo molto grande, le donne disegnavano con della tintura nera una bozza sulla tela: i disegni dovevano essere unici, non venivano copiati e non venivano prestati alle altre ricamatrici, in quanto questa arte era considerata un dono divino: ciò ha permesso al ricamo uzbeko di Gijduvan di acquisire una creatività difficilmente riscontrabile in altre zone.


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