Nell'isola di Pellestrina la storia del merletto inizia nel XVI secolo, quando uscirono le prime pubblicazioni indirizzate alle ricamatrici più esperte nella trina ad ago. Il fusello non ha mai fatto concorrenza all'ago, in quanto considerato meno elaborato e alla portata di tutti, ma ad un certo punto prese piede per la sua vaporosità e la delicatezza, unite ad un prezzo più basso. Il merletto a fuselli divenne così diffuso che si trovava su camicie, grembiuli e biancheria per la casa. Ben presto Venezia dovette fronteggiare la concorrenza fiamminga, ed emanò leggi particolarmente restrittive che vietavano l'uso di merletti d'importazione.
Nel 1700 dall'Inghilterra giunse una versione più semplice, ideali per teli, veli e garze, che furono subito apprezzate alla corte di Francia, e il merletto veneziano venne soppiantato, tornando ad essere un'occupazione solo domestica.
Nel 1800, con i continui sconvolgimenti politici, il merletto tese a sparire fino ai primi del '900, quando per volere del Re si riaprirono delle scuole.
Per quanto riguarda il merletto a fuselli, a livello tecnico il nastrino viene appoggiato al disegno solo in punti predeterminati e mentre all'interno il pizzo è tenuto stretto dai fili, all'esterno appare vaporoso e dilatato. La lavorazione è molto fitta, simile al merletto ad ago, e costituisce un movimento sinusoidale stretto, mentre le barrette a due fili sono utilizzate per collegare le volute. Con i fili dello stesso nastrino si delineano i contorni del motivo, rifiniti quando poi si torna indietro.
Il merletto ad ago invece necessita del disegno appuntato sulla tela, con i contorni passati a punto filza: si esegue il lavoro tendendo il filo dell'orditura e con il punto asola si delinea il contorno del motivo, detto guipure. I punti di fondo che si usano sono il greco, il greco 2 e 3, greco redin, punto tondo, punto formicola, sacola chiara e fissa. Successivamente si procede con i punti che riempiono gli spazi, il punto Venezia e il punto Burano. A quel punto con un filo più grosso si contornano i fili più piccoli: in alcuni tratti è possibile aggiungere degli smerli a picot. Infine si taglia il filo di ordito tra la stoffa e la tela e si ripulisce il lavoro dai fili che avanzano.