Oggi parleremo del merletto tipico dell'Aquila, molto più vario e dalle incredibili possibilità rispetto al merletto classico.
Infatti il merletto aquilano si contraddistingue da quello italiano tipico, detto "a nastrino", in cui il numero dei fuselli è predefinito e non cambia dall'inizio alla fine del lavoro: con questi fuselli la merlettaia crea delle fettucce la cui fantasia si ripete, ed infine vengono collegate mediante una serie di allacciature o cucite su un fondo a retina.
Il merletto aquilano, dalla tecnica "a fili continui", può vedere l'utilizzo di molti fuselli, il cui numero può variare in corso d'opera: non si ritorna mai a lavorare sul merletto realizzato e si utilizzano disegni unici.
Il filo è solitamente di lino o seta, del peso di mezza oncia, resistente e leggero, e si cuce mediante il punto antico, con il quale si realizza l'ornato (fiori, volute, iniziali) e il punto nuovo, simmetrico e geometrico, che a differenza del primo è definibile all'inizio per quanto riguarda il numero di fuselli da usare.
Sembra che alla fine del Quattrocento, la regina Isabella d'Aragona, consorte del re di Napoli in visita alle reliquie di San Bernardino all'Aquila, rimase colpita dal merletto locale e volle importarlo a Napoli per ornare chiese, palazzi nobiliari, corredi reali e le tombe dei defunti. Si narra inoltre che la regina di Francia Maria Antonietta ordinò un pizzo da donare al Papa Pio VI per la sua incoronazione.
Il filo da mezza oncia venne anche donato al Vicere di Napoli durante una sua visita nel capoluogo abruzzese nel 1557.
Nella stessa area geografica sono fiorite diverse scuole di merletto, come quella di Pescocostanzo, Scanno e Gessopalena.
Qui troviamo ottime spiegazioni, anche nel caso vogliate imparare....